Natalia Ginzburg. Il mio mestiere. Un racconto

Il  mio  mestiere  è  quello  di  scrivere  e  io  lo so  bene  e  da  molto  tempo. Spero  di  non  essere  fraintesa:  sul valore di quel che posso scrivere non so nulla. So che scrivere è il mio mestiere. Quando  mi  metto  a  scrivere,  mi  sento  straordinariamente  a  mio  agio  e  mi  muovo  in  un elemento  che  mi  par  di  conoscere  straordinariamente  bene:  adopero  degli  strumenti  che  mi sono  noti  e  familiari  e  li  sento  ben  fermi  nelle  mie  mani.  Se  faccio  qualunque  altra cosa,  se studio una lingua straniera, se mi provo a imparare la storia o la geografia o la stenografia o se mi  provo  a  parlare  in  pubblico  o  a  lavorare  a  maglia  o  a  viaggiare,  soffro  e  mi  chiedo  di  continuo  come  gli  altri  facciano  queste  stesse  cose,  mi  pare  sempre  ci  debba  essere  un  modo giusto  di  fare queste  cose  che  è  noto  agli  altri  e  sconosciuto  a  me.  E  mi  pare  d’esser  sorda  e cieca e ho come una nausea in fondo a me. Quando scrivo invece non penso mai che c’è forse un  modo  più  giusto  di  cui  si  servono  gli  altri  scrittori.  Non  me  ne  importa  niente  di  come  fanno  gli  altri  scrittori.  Intendiamoci,  io  posso  scrivere  soltanto  delle  storie.  Se  mi  provo  a  scrivere  un  saggio  di  critica  o  un  articolo  per  un  giornale  a  comando,  va  abbastanza  male.  Quello  che  allora  scrivo  lo  devo  cercare  faticosamente  come  fuori  di  me.  Posso  farlo  un  po’  meglio  che  studiare  una  lingua  straniera  o  parlare  in  pubblico,  ma  solo  un  po’  meglio.  E  ho  sempre  l’impressione  di  truffare  il  prossimo  con  delle  parole  prese  a  prestito  o  rubacchiate  qua  e  là.  E  soffro  e  mi  sento  in  esilio. Invece quando scrivo delle storie sono come uno che è in  patria,  sulle  strade  che  conosce  dall’infanzia  e  fra  le  mura  e  gli  alberi  che  sono  suoi.  Il  mio mestiere è scrivere delle storie, cose inventate o cose che ricordo della mia vita ma comunque storie, cose  dove  non  c’entra  la  cultura  ma  soltanto  la  memoria  e  la  fantasia.  Questo  è  il  mio  mestiere,  e  io  lo  farò  fino  alla  morte.  Sono  molto  contenta  di  questo mestiere  e  non  lo  cambierei per niente al mondo.

 

Natalia Ginzburg, Le piccole virtù

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