La filosofia dell’amore. Le lettere tra Hannah Arendt e Martin Heidegger

Nel 1924, in una giornata d’autunno, la giovane studentessa Hannah e il professor Heidegger si conoscono a Marburg. Hannah ha 19 anni. Martin 35, una moglie e due figli.

L’amore e la passione li travolge, come un fiume in piena e loro, nonostante la consapevolezza di una storia che non potrà mai avere un seguito, si abbandonano alla dolcezza dei sentimenti che desiderano vivere.

Arriverà il giorno in cui i due amanti si separeranno, ma un filo leggero e instancabile continuerà a tenere insieme due anime che, pur lontane, continueranno a rimanere unite per tutta la vita.

Questa storia d’amore travagliata, ma ricca di passione e purezza, è raccontata dai due protagonisti attraverso uno scambio epistolare che li accompagnerà per sempre, aiutandoli a colmare il vuoto della lontananza.

DALLA QUARTA DI COPERTINA:

«Quando la bufera sibila intorno alla baita … – scrive Martin Heidegger nel 1925- trascorro una pausa di tranquillità sognando l’immagine di una fanciulla che con l ‘impermeabile, il cappello calcato fin sopra i grandi occhi quieti, entrò per la prima volta nel mio studio e, timida e riservata, diede una breve risposta a tutte le domande – ed è allora che riporto l’immagine agli ultimi giorni del semestre – e solo allora capisco che la vita è storia». Timida e ingenua, emblema della purezza, simile a una dea greca o a una santa: cosi viene dipinta la studentessa Hannah Arendt dal suo autorevole professore nelle prime Lettere di questo epistolario. Esse segnano l’inizio di un intenso legame affettivo, che, pur in forme molto diverse nel tempo, lega per tutta la vita due dei più importanti pensatori del Novecento. (…)

La ricchezza di queste lettere trascende però la dimensione personale: tra le maglie della conversazione quotidiana traspare la profondità della riflessione sul mondo dei due autori. Essa si intreccia con il loro amore fino a dar vita a una sovrapposizione particolarmente suggestiva tra il piano del sentimento e quello del pensiero filosofico.

Cara Hannah!
Perché l’amore e ricco oltre ogni misura rispetto alle altre umane possibilità e risulta per chi ne e coinvolto un peso così dolce ? Perché noi ci trasformiamo in ciò che amiamo pur rimanendo noi stessi. Vorremmo poi ringraziare colui che amiamo e non troviamo niente che sia sufficiente per farlo.
Possiamo soltanto essere riconoscenti nei confronti di noi stessi. L’amore trasforma la gratitudine nella fedeltà verso noi stessi e nella fiducia incondizionata verso l’altro. Così l’amore accresce costantemente il suo mistero più profondo. La vicinanza e in questo caso l’essere alia massima distanza dall’altro – una distanza, che non porta a confondere nulla – ma pone il «Tu» nel trasparente – ma inafferrabile – puro e semplice essere-qui di una rivelazione. L’irrompere della presenza dell’altro nella nostra vita e qualcosa che nessun sentimento riesce a dominare. Un destino umano si da a un altro, e la funzione dell’amore puro e quella di mantenere desto questo darsi come il primo giorno.
Se tu mi avessi incontrato nel tuo tredicesimo anno, o fosse accaduto soltanto un decennio più tardi – e inutile cercare di indovinare. No, è successo adesso, quando la tua vita si accinge tranquillamente a diventare quella di una donna, nel momento in cui devi accogliere nella tua vita per sempre il presentimento, la nostalgia, lo sbocciare, il riso l’epoca della tua giovinezza in quanto fonte di bonta, di fede, di bellezza, del sempre-soltanto-donarsi femminile.
E cosa posso fare io in questo istante ?
Aver cura che in te non si spezzi nulla; che gli aspetti difficoltosi e dolorosi del tuo passato si purifichino; che le cose estranee e tutto ciò che hai sopportato si ammorbidiscano.
Le possibilità della natura femminile nel tuo ambiente sono completamente diverse da quelle che la «studentessa» crede e assai più positive di quanto essa non sospetti. Di fronte a te ogni vana critica deve venire meno, e ogni arrogante negazione recedere.
Che il domandare umano apprenda un rispetto profondo per la dedizione più semplice; che l’impegno di ciascuno apprenda l’ampiezza del mondo dall’originaria totalità dell’essere femminile. La curiosità, il pettegolezzo e le vanita di scuola non saranno estirpate; solo la donna, nel modo in cui essa e, potrà dare nobiltà alia libera vita spirituale.
Quando inizia il nuovo semestre, e maggio, e il lilla ondeggia sopra le mura antiche, e gli alberi in fiore ondeggiano nei giardini nascosti e tu te ne vai, vestita di un abito estivo, attraverso l’antica porta. Le sere d’estate entreranno nella tua camera e per te nella tua giovane anima risuoneranno della quieta serenità della nostra vita. Presto sbocceranno i fiori che le tue care mani raccolgono, e il muschio nella foresta fitta, che i tuoi sogni felici attraversano. E io andrò presto a salutare le montagne in un viaggio solitario verso i monti di cui un giorno incontrerai la quiete rocciosa, nel cui profilo ritroverai la fermezza del tuo carattere. E voglio cercare il lago di montagna per guardare giù dal lato più scosceso del dirupo nella sua quieta profondità.
Tuo
M.

«Tra due persone accade che talvolta, assai raramente, nasca un mondo. Questo mondo è poi la loro patria, era comunquel’unica patria che noi eravamo disposti a riconoscere. Un minuscolo microcosmo, in cui ci si puo sempre salvare dal mondo che crolla». Hannah Arendt

Titolo : H. ARENDT – M. HEIDEGGER 

Lettere 1925 1975 e altre testimonianze

Casa editrice: Einaudi

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