Le nostre anime di notte – Kent Haruf

Le nostre anime di notte” (NN Editore, 2017, traduzione di Fabio Cremonesi) è il titolo dell’ultima meravigliosa fatica di Kent Haruf.
In genere non sono molto attratta da questo tipo di letture. Mi ritengo vittima di pregiudizi, sciocchi e superficiali, secondo cui un libro troppo seguito, e troppo pubblicizzato, non può lasciare niente di buono se non una serie di banali e superficiali luoghi comuni. Quando, poi, c’è di mezzo l’amore, ecco che le mie ragioni si fanno ancora più potenti e si lasciano alimentare da questa stessa potenza.

Due cose, però, mi hanno fatto avvicinare a questo libro.

La prima è stata la lettura della recensione, fatta da un mio amico, della trilogia della pianura, del medesimo autore. Un amico di cui mi fido, una persona di spessore: emotivo, culturale, professionale. Un filosofo. Una recensione colta e delicata, che ha saputo accendere in me la curiosità per quella piccola cittadina immaginaria del Colorado, in cui la storia è ambientata, tanto da farmi acquistare tutti e tre i libri per poter testare con mano la possibilità di approcciarmi a quei testi liberandomi da ciò che mai dovrebbe interporsi tra chi legge e il messaggio, evidentemente relativo, di chi scrive. Devo dire che ho subito scoperto qualcosa di sorprendente nella semplicità di quella scrittura, così diretta e senza fronzoli, che supportava di contro la complessità del racconto di una vicenda emotivamente forte, di quelle che devi essere pronto per poterne “sopportare” il peso. E io, evidentemente, in quel momento non lo ero. Ho lasciato la lettura dopo un quarto di libro, ripromettendomi di tornarci appena ne avrei sentito l’esigenza.

Nel frattempo comincia a farsi spazio il nuovo titolo di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”. Un titolo melenso, mi sono detta, a differenza di quanto avevo constato nei precedenti libri. Un approccio scettico, il mio. Fin troppo razionale e, probabilmente, presuntuoso.

Ed ecco che subentra la seconda motivazione che mi ha spinto a ricredermi e a darmi la possibilità di approcciarmi a tanta delicatezza. Sempre un amico, lettore forte e, spesso, consigliere impeccabile, mi spinge a leggerlo. Senza dirmi nulla. Per due volte mi invita a farlo, inviandomi per messaggio la copertina del libro. La prima volta ho pensato: dovrò certamente prima finire di leggere la trilogia e poi leggerò anche questo – cosa evidentemente non necessaria – . La seconda, invece, mi sono fatta trascinare dall’insistenza e dalla curiosità.

È un libro che si legge in due giorni al massimo, se non altro perché la voglia di sentirsi addosso la delicatezza e il bisogno di amore reciproco di Addie e Louis si trasforma in una smania da cui difficilmente si riesce a liberarsi per tutto il tempo della lettura: per il bisogno di sapere come andrà a finire, come si evolveranno i fatti, ma soprattutto per la necessità di farsi carico di una profonda e delicata dolcezza che si legge in ogni gesto, in ogni parola, in ogni emozione di quei due “quasi sconosciuti” che decidono di condividere la notte per non incoraggiare più quella solitudine che per tutta una vita li aveva affossati sotto una coltre di dolore e fatica: la fatica di vivere secondo i dettami dell’altrui sentire, assecondando ciò che doveva essere fatto e tenendo ben nascoste, negli angoli più profondi dell’anima, le proprie necessità, i propri bisogni, la propria felicità.

Ed è proprio grazie alla notte, e alla condivisione di certi stessi sentimenti, che le loro anime riescono a congiungersi e a rinascere prepotentemente, riportando alla luce la possibilità di essere felici e sentirsi forti, imbattibili, grazie al solo tenersi per mano e alla consapevolezza che essere felici non comporta necessariamente l’infelicità di qualcun altro.

E tu cosa ne pensi? Del comportarsi bene? Io mi sto comportando bene. Sto facendo ciò che desidero senza fare del male a nessuno. E spero che sia così anche per te. È così. (…)
La verità è che mi piace. Mi piace molto. Se non lo facessimo, mi mancherebbe. Tu che ne pensi?
Adoro questa cosa. È meglio di quel che speravo. È una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio.
Anche a me piace tutto questo.
E allora parla con me, rispose lei.
Di qualcosa in particolare?
Qualcos’altro su di te.
Non ti sei ancora stancata?
Ancora no. Quando succederà, te lo farò sapere.
Fammici pensare. Lo sai che il cane è sul letto con Jamie?
Me l’aspettavo.
Te lo sporcherà tutto.
Lo laverò. E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito.”

Emanuela Gioia

Titolo : Le nostre anime di notte

Autore: Kent Haruf

Casa editrice: NN editore

Anno di pubblicazione: 2017

2 Responses

Se vuoi puoi scrivermi qui un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.