Come la seduzione dei sogni

Era un’estate calda e dei miei 15 anni ricordo i lunghi capelli che ammantavano il mio corpo esile e ancora acerbo, gracile e delicato come il bisogno a quell’età di sentirsi quel che non si è senza neanche averne coscienza. Avevo due materie da “riparare” quell’estate lì, ma la vacanza al mare era un momento per non pensarci e per guardare a quei sogni che in estate sembra quasi che li tieni per mano e te li porti dietro dove vuoi tu.
Con leggerezza.
Io e mia sorella viaggiavamo sempre in coppia: amiche/sorelle, sempre insieme. E questo rendeva tutto più semplice, anche quando eravamo costrette ad esplorare luoghi sconosciuti, estranei, dove ogni cosa diventava nuova ed era il ponte da attraversare per varcare le soglie della paura, di quel salto nel buio che traccia ogni passo verso il diventare grandi con il tramite delle nuove esperienze.
I bagni a 15 anni sono una cosa diversa. Stare in acqua, a 15 anni, è un esercizio di resistenza: alle pene di amori solo immaginati, agli scombussolamenti fisici e mentali di un corpo che muta insieme ai desideri e alle speranze e alle fantasie di un domani che senti vivo e vicino, e che lo devi tenere forte, con i pugni stretti, se non vuoi che ti sfugga di mano insieme al presente. Scombussolamenti che non sai decifrare e che ti ribollono dentro e insieme ti fanno percepire il mondo come un arcobaleno su cui scivolare leggera come chi fa skateboarding, tenendo i piedi saldi e forti e le ginocchia piegate, pronta a saltare quando serve.
Il sole non brucia, quando hai 15 anni: diventa calore di cui nutrirsi e di cui fare scorta, per tutte quelle volte che per un nonnulla inizi a sentire un freddo che gela i pensieri e atrofizza gli arcobaleni, e non sai di avere una corazza che, invece, ti fa ripartire sempre e più forte di prima.
In una foto puoi vedere ciò che sta davanti e puoi sentire, chiare e tangibili, le vibrazioni di quel che stava dietro. Soprattutto quando una foto rubata racconta di un cambio di rotta dei pensieri che si fanno all’improvviso estasiati e impacciati, incantati e sconnessi.
Era la prima volta che qualcuno mi raccontava il desiderio di osservare il mondo da un obiettivo, ed era la prima volta che vedevo negli occhi di qualcuno l’amore che diventava emozione. Era l’amore che percepiva l’oltre e lo immortalava in una moltitudine di immagini che raccontavano la commozione, la trepidazione, i turbamenti, l’esaltazione, la frenesia, la smania, l’impazienza: quell’incanto per la meraviglia che si tramuta in una realtà da trasformare, ancora, in ciò che può diventare eterno perché sospeso nel tempo e in uno spazio che si fa immobile.
O, forse, solo apparentemente immobile: come questo scatto, che racconta di un inizio, di un cammino lungo, dolce a tratti e feroce per molti versi, che qualcuno, con la sensibilità di chi può scorgere altri orizzonti al di là di quella linea blu del mare, ha saputo immortalare
Quell’inizio cha torna, prepotente, e si ripresenta, inaspettato, per ricordarti qualcosa che è stato e che è rimasto lì, custodito come in uno scrigno prezioso per diventare infinito.
Come quella linea blu del mare.
Come il tempo dei ricordi.
Come i sorrisi puliti dei 15 anni.
Come un amico che ti ha insegnato la seduzione dei sogni.

E.G.

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