La pandemia va avanti ormai da un anno ed è ancora un’incognita, tra varianti e guerre dei vaccini, che non sappiamo bene come quantificare.
C’è un senso di smarrimento che non riguarda solo la fiducia nella scienza e nei vaccini, ma una incertezza che va oltre le questioni scientifiche e mediche e che fa capolino agli uomini, alla politica, alle persone che ne fanno parte e che, troppo spesso, hanno dato motivo di pensar male e di indurre tutti a porsi quesiti sulla loro trasparenza, sulla incondizionata posizione che li vede accomodati su una poltrona di potere che difficilmente vorrebbero abbandonare.
La pandemia c’è e fa molti più morti del vaccino, è vero. Ma questo non può farci arrivare a credere e accettare di poter essere considerati carne da macello a cui propinare una cura che diventa danno solo perché c’è una corsa a chi arriva prima, a chi guadagna di più a chi, per delle logiche a noi ignote, si posiziona su gradini più alti per scopi fini a sé stessi.
In questa circostanza non c’è nulla che riconduca al complotto o all’essere “No vax” per partito preso, ma c’è un sentimento umano: la paura. Un dubbio lecito, alla luce di quella poca trasparenza che è diventata la normalità.
La storia è sempre uguale: gli interessi sono sempre quelli di pochi privati che stanno facendo a gara a chi piazza più prodotto per ottenere più profitto.
Lo so, è banale dirlo, ma se si fosse attuata una politica diversa con un vaccino unico, libero da brevetti, che garantisse l’accesso alle cure senza dovere essere bombardati da un terrorismo, fondato o no, che nasce evidentemente da contese intestine, forse anche i timori e le rimostranze nei confronti di episodi singoli, come quelli effettivamente successi, sarebbero stati meno strumentalizzati, anche dai media.
Non posso credere che ci siano ancora persone che non si rendono conto di quanto siamo manipolati per fare le parti del potere: insomma, questo ormai è un fatto di cui non bisogna mai dimenticarsi. Poi sta a noi avere la forza, ancora, di scindere le strade da percorrere, di continuare a pensare, di posizionarci sulla strada della riflessione e della comprensione profonda.
La paura è un fatto fisiologico. Se ci fosse più trasparenza sarebbe tutto più semplice e anche la paura, forse, più facilmente mitigabile.
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